La formula magica
Friday, December 28th, 2007Abbiamo una formula magica per crescere. Si può dire anche per vivere una vita buona o una vita piena. Si può dire per realizzare il fine dell’essere umano. Si può dire per allenare quella consapevolezza metacognitiva, facoltà che ci distingue in potenza dagli altri esseri viventi. Si può dire ancora per osservare i movimenti del nostro corpo e della nostra mente, governarli piuttosto che subirli.
Tutto questo è racchiuso in una semplice domanda che richiede d’esser fatta nella completa onesta:
A cosa mi serve?
A cosa mi serve l’emozione che provo ora? A cosa mi serve un certo pensiero, una giustificazione, un giudizio, una rappresentazione di me stesso? A cosa mi serve un idea sulla religione, sulla moda, sulle persone fredde, su quelle impulsive? A cosa mi serve la spiegazione che sto dando agli altri sul mio comportamento? A cosa mi serve il mio comportamento?
In sostanza quale bisogno appaga, quale difficoltà evita, quale scopo avvicina?
Il nostro corpo e la nostra mente, signori miei, producono rispettivamente azioni e pensieri in modo automatico e sulla base della nostra esperienza e della nostra biologia. Per prima cosa occorre vedere la mente come una parte del corpo, il corpo produce dolore alla schiena tanto quanto la mente produce pensieri. Noi non siamo il dolore alla schiena così come noi non siamo i nostri pensieri. Per seconda cosa accettiamo che la mente e il corpo cercano implicitamente e in modo automatico di perseguire uno scopo, soddisfare un bisogno, evitare un pericolo. Quindi la nostra risposta automatica è fondamentalmente funzionale a qualcosa.
Noi però abbiamo la cosiddetta coscienza. La quale ci permette cogliere noi stessi che pensiamo, quindi cogliere la funzione del nostro modo di comportarci. Noi abbiamo bisogno di procedere in automatico, altrimenti spenderemmo troppe energie e saremmo paralizzati, ma attraverso una riflessione consapevole e metacognitiva possiamo procedere a un’evoluzione del nostro essere. Così potremmo giungere a scelte libere.
Esagero: siamo impietosi con noi stessi nell’usare questa formula magica. Scopriamo le nostre difese anche quelle che sembrano a noi più convincenti, perché troveremo sempre a cosa serve un nostro pensiero o comportamento. Capiremo di aver trovato quello giusto quando sentiremo più paura o più male. E con quella paura e quel male dovremo starci assieme senza fuggire in ulteriori giustificazioni. Allora sì, in mezzo a quel dolore si potrà essere compassionevoli verso sé stessi e prendersi cura delle proprie ferite.
Così forse eviteremo di procedere ombre d’un letargo spirituale, trasparenti allo scorrere del tempo.
Kal.

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