Di notte danzavo dei passi
di sabbia in mezzo alle ombre,
spingevo lontano sia la luce che i sassi
e cercavo veleno in bottiglie sgombre.
Lei, ballava socchiusa e al dolore rideva,
un’azzurra farfalla ma vestita di nero.
Lei non lo fuggiva.
Era lì, a galla, e accoglieva davvero.
Bastò un attimo solo
e dipingemmo negli occhi i nostri ritratti.
Danzammo, bevendo l’odore del volo;
esuli nel mondo ma nel cuor soddisfatti.
E la mente, cullata da invisibili lacci,
si ergeva tra i tocchi, i respiri e gli abbracci.
Null’altro vi fu,
di nulla v’era bisogno.
Un grazie, un bacio, un sorriso
e il vento spinse via il sogno
siglando un istante di paradiso.
Kal.
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