
Prendo spunto dal commento di Gian nel post della maratona per recensire il film Rocky Balboa.
Del sopracitato commento salvo solo la frase: “la scena finale è la giusta conclusione di tutto”, in cui mi trovo pienamente d’accordo, soprattutto dopo aver visto i primi 5 Rocky in fila…
ROCKY BALBOA è la chiusura, a tratti malinconica, del mito di Rocky… Una chiusura che in molti aspetti ricorda Rocky 1, per le pause, i momenti di silenzio, la mancanza di “solo azione” che ha invece fatto la fortuna di altri Rocky, come Rocky 4.
Ma credo che fosse giusto così, nel senso che credo che per Stallone fosse davvero un grande desiderio quello di poter essere ancora una volta Rocky, un Rocky anziano, pieno di ricordi, che ha perso Adriana ma non la voglia di dire ancora una volta la sua…
Credo che il film vada visto in quest’ottica, come un’appendice di una storia, più che come film a sè… E ammetto che alcune cose sono state messe lì un po’ in fretta, non tanto la nuova figura femminile (la bambina che lo manda a fare in culo in Rocky 1) ma ad esempio suo figlio giamaicano o la narrazione troppo affrettata del “distacco” tra Rocky e suo figlio.
Altri aspetti invece sono stati azzeccati in pieno, come la figura di Poly e alcune caratteristiche interiori di Rocky, e alcune scene valevano da sole il prezzo del biglietto, tanto che le persone al cinema hanno esultato e applaudito quando lo Stallone Italiano ha bevuto le uova crude, quando ha corso sulla scalinata, e mentre era sul ring.
Chiudo con una parte di intervista che ho fatto a Stallone (magari!) che forse aiuta un po’ a capire perchè ha voluto rischiare di fare questo film, quando in molti lo consideravano troppo vecchio (parallelismo interessante con Rocky considerato troppo vecchio da coloro che dovevano dargli la licenza per tornare a combattere e dal figlio).
Perché ha deciso di realizzare un altro Rocky?
“Ero rimasto deluso dal quinto capitolo. Non era una storia eccellente. Desideravo invece finire la serie in modo dignitoso. Sono trascorsi circa dodici anni ed è cambiato molto per me. Nel film ho voluto soprattutto comunicare come sia dura la vita, come valga la pena combattere per ottenere qualcosa. Non si tratta di un lungometraggio sulla boxe, ho mostrato solo dieci minuti di combattimento. Un po’ come Million Dollar Baby. Affronto altri temi: la famiglia, il viaggio della vita, l’insicurezza. Vorrei che Rocky fosse considerato un personaggio nobile. Il mondo ha bisogno di eroi. Certe volte sono persone normali che fanno cose straordinarie per amore.
Le difficoltà raccontate in Rocky Balboa le ho vissute in prima persona per realizzare questo film, e sono simili a quelle che ebbi per portare sul grande schermo il primo della serie. All’inizio la Mgm non voleva farlo, ci sono voluti anni per realizzarlo e quando ho avuto il sì mi sono chiesto: e se ora fallisco? Ma la paura, alla fine, ti fa lavorare più sodo e meglio”.
Un chiaro messaggio ad Hollywood.
Sono convinto che se questo film funzionerà potrà aiutare gli attori più anziani, dando loro un messaggio forte: scrivete, fate film, girateli, non è mai troppo tardi. In questo ultimo film ho voluto scrivere di come può essere dura la vita, di quanto il mondo abbia bisogno di eroi, che non devono per forza volare, ma fare piccole cose. Volevo realizzare un film semplice, che non avesse movimenti di macchina difficili: nessun carrello, molta macchina a mano, niente gru e in generale nessuna inquadratura troppo complicata.
Rocky è un eroe per molte generazioni.
Lui non si sente tale, ma di eroi come Rocky si ha bisogno. Lui dimostra che tutti nella vita dovremmo avere almeno una possibilità, Rocky non ha il potere, non è un uomo forte ma ha dalla sua la forza dell’amore e ci fa capire che l’importante è provare a fare qualcosa, meglio averci provato e fallire che non tentare e avere il rimpianto i non averlo fatto.
Anche in questo è autobiografico?
Certamente non ho mai imparato nulla dal successo, ho imparato dal dolore, dalle perdite, dalle cadute e secondo me le persone vincenti si rialzano dopo le cadute…la sofferenza forma il carattere. Quando qualcosa ti viene strappato si deve sentire dolore, è un modo per sentirsi vivi, così per sopravvivere, si esplode, altrimenti il dolore ti distrugge. Le leggende fondamentalmente sono fatte di queste cose.
Cosa ha fatto per mantenere questa forma invidiabile?
Ritrovarla per girare il film è stato molto difficile, sono molto più anziano rispetto agli altri film della serie. Ma ho lavorato sodo con un sollevatore di pesi: volevo essere un toro. Certamente sono stato più esposto a farmi male ma sono stato più attento. Oggi comunque mangio tutte le schifezze che voglio e il giorno dopo solo pesce e insalata e poi mi alleno tre volte a settimana per un totale di tre ore e la forma rimane.
Che tipo di film le piacerebbe interpretare o dirigere?
“Vorrei dirigere giovani attori, realizzare film corali come Cop Land, opere che si concentrino sul ruolo dei personaggi, che conducano lo spettatore attraverso le emozioni e fino in fondo dentro l’esperienza. Spero di riuscirci. Mi piacerebbe realizzare un film con Scorsese o addirittura dirigerlo”.
Chiuderà anche la saga di Rambo?
Sì, chiuderò anche quel capitolo. In questo ultimo episodio è un uomo vissuto per venti anni nella giungla dell’Est asiatico. Un uomo diventato ormai come un animale pieno di odio, e a un certo punto sarà costretto a tornare tra gli uomini, sarò una specie di gorilla, il titolo del film è Nell’occhio del serpente. Prima di girarlo però farò un piccolo film sulla vita di del rapper Tupac Shaker, ucciso a Las Vegas nel 1996, si intitola Notorius.
il fenomeno Power Balance:
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